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E COME ERESIA

le Rivoluzioni siamo NOI?

ATLANTE ESPRESSO

27 aprile 2020: COMUNICATO STAMPA

ATLANTE ESPRESSO – Azione artistica di liberazione immateriale
27 Aprile- 4 Maggio

E come ERESIA è un gruppo per l’azione degli artisti in Italia, fondato da Francesca della
Monica, che conta già 2.000 iscritti e cresce in modo esponenziale, al suo interno sono attivi
tavoli di lavoro e di ricerca altamente competenti.
Nella tragica occasione storica del Covid-19, E come ERESIA si dichiara ufficialmente pronto
all’azione per un totale cambiamento dello stato delle cose per le arti dal vivo, in nome del
diritto dei 247.736 lavoratori e professionisti dell’arte italiani registrati ,e di tutti gli artisti che
non lo sono e che sono esclusi da sistemi e parametri, di considerarsi il patrimonio spirituale e
l’eccellenza che questo paese ha prodotto nel tempo.
Dal 27 Aprile al 4 Maggio avverrà la prima Azione artistica di liberazione immateriale del
gruppo: ATLANTE ESPRESSO. Gli artisti invieranno al Ministero per i Beni Culturali una
missiva cartacea con un foglio bianco. Un foglio bianco che rivendica il diritto al
riconoscimento dell’immaterialità essenziale dell’arte e del lavoro dell’artista, ma che chiede
anche risposte alle istituzioni.

Il gruppo si confronta ogni giorno dal vivo con le realtà culturali di altri paesi, e le politiche
italiane risultano da tempo inadeguate all’enorme patrimonio immateriale italiano. Qui la
situazione era già al collasso prima della pandemia, il Covid-19 non ha fatto altro che precipitare
nel baratro il sistema e far crollare la diga di ipocrisia. E come Eresia è nata per modificare
completamente lo stato attuale delle cose, gli artisti sono di fronte al re nudo e vogliono tutto, e
non smetteranno di chiamare in causa le istituzioni sino a quando le cose non saranno
cambiate.
Vogliono che il cambiamento sia reale e vogliono progettarlo a partire dalle proposte organiche,
strutturali, e necessarie cui stanno lavorando.
E come ERESIA rifiuta innanzitutto un sistema che si basa sull’assunto che l’attività artistica
possa essere valutata scomponendola nell’analisi isolata di di una serie di singoli elementi, la
così detta parametrazione, attribuendo un punteggio a ognuno di essi. Le trattazioni istituzionali
su questa materia sono così complesse e caotiche che gli stessi politici, che pure ce le
impongono, non le comprendono. Si irritano addirittura, se gliene si chiede conto. Eppure l’arte
si rileva attraverso l’osservazione critica, non certo con gli algoritmi.
Se Giulio II avesse “parametrato” Michelangelo probabilmente la Cappella Sistina l’avrebbe
dipinta un altro, perché aveva un numero maggiore di pennelli.
Una rendicontazione fatta su cifre può essere necessaria quando un soggetto o un’istituzione
culturale viene sovvenzionata per due milioni di euro, ma non è in grado di definire e cogliere la
progettazione artistica, il suo concepimento, i processi di studio, ricerca, e formazione continua,
non legge gli effetti né la presenza di elementi che valgono ben più dei dati numerici del
prodotto e che sono il vero peso da portare e da trasformare: gli artisti hanno il diritto di
possedere il loro tempo creativo senza risultati tangibili e verificabili in meri termini numerici o
monetari.
Rifiutiamo un sistema che valuta solo i profitti materiali senza considerare il valore aggiunto e
intrinseco del lavoro dell’artista ed anzi lo misconosce e lo umilia.
In questo tipo di visione delle cose è normale che un giornalista si faccia “MESSAGGERO”
dell’opinione comune e mercantile che gli artisti sono dei parassiti.
“Siamo sì lavoratori, ma siamo anche creatori di pensiero, poesia, utopia, mito (non solo storia),
eresia!” spiega la fondatrice del gruppo “ Noi vogliamo e dobbiamo superare la nomenclatura
burocratica che controlla e reprime la progettazione e la prestazione artistica, noi dobbiamo
diffondere nuovi modelli di espressione. Siamo artigiani, sì, ma di un modello realmente glocale,
e non di quello del mainstream di pensiero che ha appiattito tutta l’arte creativa in un generalista
blockbuster del mondo, adatto a ogni latitudine e all’unico modello economico.
Se non si riconosce il diritto all’ IMMATERIALE degli artisti non verranno riconosciuti i diritti
ai lavoratori dello spettacolo.”
Le lettere continueranno ad arrivare alla sede del Ministero a migliaia sino a che non riceveremo
risposte.
L’immaginazione in noi è sempre stata al potere.

Evento Facebook ATLANTE ESPRESSO

E come ERESIA: La rivoluzione siamo noi?
info e contatti diretti su https://ecomeeresia.wordpress.com/

11 aprile 2020: Il grande Elemire Zolla esprimeva una splendida aporia parlando dell’arte come la più inutile e più necessaria delle forme dell’umana manifestazione dell’essere. Ancora una volta rifletto su una questione di linguaggio. Lo slogan “iononsonoloinutile” lo trovo assai riduttivo, un po’ umiliante e impersonale, come del resto tutti gli slogan e gli hashtag. Utilità è una parola che fa parte di un lessico mercantile che considera principalmente il profitto materiale. Necessaria è l’aria che respiriamo, invisibile quanto vitale, esattamente come l’arte la cui natura immateriale è tanto potente da poter scatenare, se riconosciuta, anche le risorse del vivere materiale.

9 aprile 2020: Da studiosa della voce, so molto bene che è impossibile far rientrare la voce di una sciamana, di un cantore mongolo o di un cantante heavy Metal nelle categorie di soprano, tenore, contralto, baritono… per la contraddizione che non consente… Per le stesse ragioni capisco che le peculiarità delle molteplici realtà creative in Italia non possono essere incasellate in parametri quantitativi e generici, costruiti ad hoc per escluderle. Il ragionamento è semplice ma potente. Sono le leggi e le normative a doversi adeguare alla realtà e non viceversa. Il problema è la mancanza di conoscenza , l’ignoranza antropologica e la negligenza di chi, non conoscendo o non volendo riconoscere la ricchezza multivariata del panorama artistico italiano, ne riduce i contorni in categorie di accesso riservate a chi ha potere o a chi fa esercizio di retorica. Si sa bene che retorica e sperimentazione (anche in contesti tradizionali) sono due concetti discrasici. Fino ad ora si è più o meno seguito la logica deduttiva, che va dal generale al particolare… proviamo a seguire quella induttiva… dal particolare al generale… e l’inversione dei fattori penso che in questo caso faccia cambiare il risultato. Abbiamo bisogno di amministratori colti… che studino!

9 aprile 2020: Credo sia molto importante pensare che l’idea di impresa applicata al teatro e alle arti performative non deve considerare solo il profitto materiale ma anche quello immateriale, spesso disconosciuto. Scuola, teatro, istituzioni culturali, pensano che il fare impresa sia solo una questione economica e monetizzabile. Il paradosso è proprio questo! Se non si riconosce il potere immateriale della cultura… i lavoratori dell’arte non saranno pienamente riconosciuti nella loro funzione vitale e rispettati anche da un punto di vista economico.

9 aprile 2020: Un passo importante per chi voglia cercare nuovi percorsi e nuove strategie nei contesti che riguardano il teatro, la musica, la danza e le arti performative -soprattutto nel dialogo con le istituzioni e l’ufficialità( ma non solo)- credo sia quello di scevrare il nostro linguaggio da cascami burocratici e da tecnicismi imposti e non essenziali. E’ una cosa triste sentire gli artisti costretti ad assumere espressioni da funzionari per poter parlare con assessori , direttori, impiegati. Penso, al contrario, che dovrebbero essere codesti signori ad assumere un eloquio più vicino alla vita dell’arte. Il linguaggio è più importante di quel che si crede. Un linguaggio irregimentato rischia alla lunga di irregimentate il pensiero e la creatività.

9 APRILE 2020: COMUNICATO STAMPA

7 aprile 2020: Una questione che sempre mi ha risuonato nella mente e nella quale mi permetto di entrare scrivendo su questa bacheca poiché trasversale ai gruppi, è lo strano rapporto tra Teatro e Università. E’ vero che c’è stata l’equiparazione delle accademie e dei conservatori al titolo universitario ma di fatto mentre i conservatori punteggiano tutte le città universitarie… le scuole di teatro sono pochissime e nelle università si studia teatro solo teoricamente, ossia si studia storia del teatro. In tutte le nazioni europee e nei paesi extraeuropei che io ho visitato non esiste questa anomalia. Il corso di teatro prevede un percorso di studi pratici oltre che teorici e non solo per chi vuole diventare attore, regista, drammaturgo… ma anche per chi vuole essere storico del teatro. Ogni Università a parer mio dovrebbe avere il suo corso di Teatro, di Danza e di Musica inserite in un dipartimento dove i linguaggi e gli studenti dialogano e si abituano al dialogo! E’ anche così che si costruisce un pubblico, una critica e un interesse reciproco per l’arte altrui.

5 aprile 2020: MANIFESTO


In questi giorni di isolamento e di riflessione sul nostro mondo del teatro e della musica mi appare sempre più chiaro quanto sia stata mortale la politica del FUS e degli organismi locali deputati. La parametrazione, i Teatri Nazionali, il privilegiare i grandi numeri hanno di fatto distrutto l’humus delle piccole e fruttuose realtà che sono bacino di cultura, di aggregazione e di interesse reciproco delle varie proposte artistiche. Hanno allontanato gli artisti l’uno dall’altro e li hanno resi antagonisti nella selva della sopravvivenza . Hanno allontanato il pubblico dal convivio con gli artisti . Hanno prodotto uno star system televisivo nel sacro recinto del teatro .


Credo che dobbiamo sostituire a questa cultura intensiva e latifondista , una rete di piccoli orti dove si preserva la biodiversità e dove sia possibile esprimere eresia!


Del resto, i manager al posto degli intellettuali, sovrintendenti con funzioni di direttori artistici, funzionari, politici e assessori ricevuti come zar nei teatri. Chi studia più? Chi ha tempo e vocazione per la ricerca e per la divulgazione delle eccellenze e dei tanti talenti che creano fuori dai recinti conosciuti?


Credo che sia iniziata l’era dell’imprevedibile. Finita l’epoca in cui è sufficiente navigare in fiumi già solcati. Bisogna aprire nuovi sentieri nella foresta, a colpi di macete. Dobbiamo solo capire da dove cominciare è l’unica strada possibile per uscire dalla stagnazione culturale in cui ci troviamo
Dobbiamo ritornare ad avere tanti occhi, come gli animali selvatici, pronti a tutto, invece di averne un solo che come dice Rainer Maria Rilke, guarda dentro al nostro vecchio, ormai esangue mondo.


Questo non vuole essere semplicemente uno sfogo. E’ un MANIFESTO.


Otto gli ambiti tematici in cui ci impegnano a riflettere e per i quali fare proposte:

  1. IL RAPPORTO FRA ARTISTI E CRITICA
  2. ARTI PERFORMATIVE E NUOVE STRATEGIE PEDAGOGICHE
  3. IL DIALOGO TRA LINGUAGGI ED ARTISTI
  4. LA RICERCA DI LUOGHI NON CONVENZIONALI DELLE LE ARTI PERFORMATIVE
  5. IL RAPPORTO CON LE ISTITUZIONI
  6. LE RELAZIONI CON REALTÀ ARTISTICHE EUROPEE ED EXTRA-EUROPEE
  7. IL RAPPORTO CON IL PUBBLICO
  8. DIRITTI DEGLI ARTISTI E PARI OPPORTUNITÀ

Francesca Della Monica

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